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CONGRESSO Rome Rehabilitation2009

Sapienza Università di Roma 26 , 27 novembre 2009
RELAZIONE: COMUNICARE CON IL PAZIENTE
DOTTORI A SCUOLA DI COMUNICAZIONE:
…Una stessa parola può assumere significati differenti se pronunciata in modo serio o sarcastico…importante cosa viene detto ma anche come viene detto…

Counseling nella Velaterapia
il paradosso di osservare i non vedenti
La splendida cornice di Castellamare del Golfo (TP) ha accolto il Campionato di Vela a Match-Race per non-vedenti, progetto ideato da Cesare Pasotti, già noto al mondo della Vela per il suo impegno in Coppa America. IL Team Manager ha creduto nella presenza, della sottoscritta ovvero di un osservatore che tenesse un "diario di bordo" per sottolineare gli aspetti Comunicativi e le dinamiche psico-relazionali del Team in barca a Vela. All'evento, articolato in tre giornate, hanno partecipato giovani velisti - atleti non vedenti.
Obiettivi del Counselor - Psico-Sociologico:
" Osservare, rilevare l'efficacia della Vela come terapia ri-abilitante e motivante per il soggetto con gravi disabilità alla vista.
" Avvicinare al mondo della Vela altri soggetti non vedenti non avvezzi alle pratiche sportive.
Introduzione
" Sebbene il mio piano di lavoro fosse teoricamente già progettato, ha subìto pit-stop e verifiche work in progress. La mia idea era far interiorizzare l'esperienza in barca, parlare delle sensazioni e percezioni vissute, realizzare Focus Group e momenti di crescita ed autoconsapevolezza.
L'attività del Counselor-Sociologo:
" Ipotesi di ricerca; individuazione della metodologia, raccolta dati, constatazione del feedback dei partecipanti.
" Osservare significa raccogliere informazioni su comportamenti da utilizzare come indicatori, opinioni/intenzioni e atteggiamenti
" L'analisi del materiale empirico secondo criteri "personali" costituiti da sensibilità soggettiva, immaginazione sociologica, capacità di connettere eventi.
" L'identità dell'osservatore in questo caso era nota agli osservati, l'osservazione è diventata una action research.
Quale il Setting Ideale? Qualsiasi location avrebbe sminuito, reso piatta e monotona l'esperienza vissuta in barca dove acqua, onde, silenzio, suoni, voci, sole, vento, contatto con le vele, si mescolavano ad agonismo, antagonismo, concitazione, imprevisto e spirito di squadra.
Mentre ero sulla barca con i velisti non vedenti, osservavo la destrezza con cui gli atleti si muovevano e coordinavano, la velocità con cui spostavano le vele, tiravano cime e sentivano il vento. In realtà il gruppo sensoriale che avevo in mente di condurre nelle mie teorizzazioni era davanti ai miei occhi e iniziai a vedere dei paradossi che proprio loro, non vedenti mi mostravano e facevano vedere.
Ogni sera sentivo i racconti dei ragazzi durante i momenti di relax, nei dopo-briefing tecnici del Trainer Pasotti, durante le vivaci cene, ed ho capito che solo tale spontaneità mi avrebbe restituito del materiale intrapsichico con cui poter lavorare e dare base alle mie valutazioni di sociologo.
Infatti, i racconti di vita forti ma mai tristi, le libere associazioni, le sensazioni riferite dai ragazzi camminando per le vie della bella cittadina, nella suggestiva aria del tramonto sul Golfo, risultarono migliori e libere, istintive e naturali proprio come il mare, rispetto al prefissato appuntamento di gruppo che tra l'altro alcuni di loro mi avevano detto di temere.
Ho capito molte cose nei giorni delle Regate, rivelazioni e nozioni che non si leggono nei libri ma si imparano stando a contatto con soggetti non vedenti. Ho "aperto gli occhi" su alcuni pregiudizi, preconcetti e attribuzioni e ciò grazie alle parole ed alle sensazioni.
Paradossalmente "i ciechi mi hanno fatto vedere".
Ho scoperto che i non vedenti non conoscono la monotonia perché ogni giorno per loro è una sfida, tutto può rivelarsi un ostacolo da superare nel quotidiano, loro sono abituati a superare sempre nuove sfide e nei tre giorni di regate a Castellamare del Golfo il senso della sfida non è venuto meno grazie anche alle novità tecniche ed obiettivi introdotti dal Team Manager".
Ogni giorno, al termine delle gare, il Team Manager riuniva i Velisti in un Briefing tecnico, dando loro strumenti, argomentazioni e nuove sfide ma anche enunciando ciò che era andato bene nel Team e contestando ciò che aveva reso fallimentare una squadra, insomma, lasciando loro qualcosa di cui parlare e su cui ragionare e aver sfogo in un secondo momento in mia presenza nel corso di animate discussioni tra le costituite squadre.

L'importanza delle Parole:
Una volta a bordo, ho osservato come i non vedenti " rubavano con le mani", cercando di dare una forma e una dimensione a ciò che toccavano. Con le mani tastavano la barca nella sua lunghezza e nella sua interezza e dopo pochi minuti erano tutti pronti per la nuova avventura.
L'iniziale timore si è trasformato in spirito per la vittoria, in spinta motivante, come ogni azione che i non vedenti svolgono nel quotidiano. La loro stessa esistenza è una spinta motivante che li rende attivi e mai passivi, ma soprattutto, vedere dei non vedenti in azione in barca a Vela fa ricredere sulle anacronistiche immagini del cieco che ha bisogno di essere accompagnato in tutto.
La voglia di vincere in barca a Vela è una traslazione della loro voglia di vincere nel quotidiano.
Quel timone ruotato dal timoniere è una metafora della vita.
In barca tutto può essere di aiuto, un suono, un aspettativa, un emozione.
Ognuno ha coscienza dell'autonomia del proprio ruolo e dell'importanza del compagno di squadra.
Il timone era del timoniere, nel senso stretto del termine, nella piena responsabilità di un azione così delicata e complessa, egli timonava in base ai suoi sensi, e a sua volta guidato dal vento e dalle voci degli altri suoi compagni di squadra.
Ho visto una cosa incredibile: un cieco indicare una boa sonora al suo compagno di squadra che ha rivolto prontamente lo sguardo esattamente lungo la traiettoria indicata dal dito indice dell'amico.
Ricordo le parole di Gianni pronunciate con un sorriso: "Sentire il vento. Andare a Vela… …essere portati ad eseguire un azione grazie al vento… è come tornare di nuovo a vedere!" ...
Ricordo il semplice ma categorico, assertivo ed imperativo:" Ragazzi possiamo!!…Si Può!!" detto da Giovanni altro velista metodico e perfezionista.
Quel semplice "si può" così potente e motivante è diventato un "Tutto è possibile!!

Molte le sensazioni della Vela come terapia: Divertimento e passione, squadrismo, agonismo e antagonismo. Tante le suggestioni a bordo.
Al termine dei tre giorni la squadra vincente non è stata la più competitiva o allenata ma quello in cui ogni elemento era concentrato sul Team piuttosto che su sé stesso, quella in cui il timoniere ascoltava in silenzio ciò che diceva il compagno di squadra in base al vento e alle vele, quella in cui la tecnica ha vinto sull'impulsività e in cui la competenza ha vinto sull'imprevisto o sulla suscettibilità personale.
Quindi fattore chiave per un buon esito del Team ancora una volta risulta essere una buona comunicazione e riconoscimento dei ruoli.
Facendo l'analisi del contenuto delle interviste realizzate ai partecipanti alle regate, ho notato la prevalenza di termini come: " indipendenza e autonomia".
Come non ricordare le parole di Danilo: "…Essere ipovedenti è come guardare attraverso l'alabastro… Io pratico tanti sport ma solo la Vela rende davvero indipendenti…
La vela è indipendenza! Un non vedente è un temerario e con la Vela è ancor più temerario!".
Il 90% dei non vedenti è costretto a fare il centralinista o il massaggiatore, fare Vela fa sentire di scegliere… possiamo scegliere noi la traiettoria da seguire e calcolare le strategie da applicare nel campo di Regata, con il solo ascolto dei suoni delle Boe".
Nella Vela si possono scaricare emozioni negative come rabbia e rancore ma anche riporre emozioni positive di rivincita e rivalsa come la gioia, l'entusiasmo, la gratitudine, l'amore per il mare, la natura e l'amicizia.
Valutazione in base all'analisi dei dati qualitativi:
" Riduzione dello stigma e del pregiudizio legato alla diversa abilità;
" Realizzazione di una possibile riabilitazione psico-motoria, all'equilibrio e all'orientamento
" Creazione di un contesto di consapevolezza e di integrazione sociale e Socializzazione;
" Miglioramento della qualità di vita attraverso un aumento dell'autonomia
" Capacità di membership e groupship sotto la leadership del Team Manager
" La trasformazione del proprio Sè e il riconoscimento dell'Altro attraverso il gruppo
" La possibilità di essere in grado di poter svolgere un attività difficile ed emozionante
" Accettare e condividere i propri limiti e le regole del gruppo
" L' uscita dalla solitudine ( rispetto a sport individuali che costringono ad un percorso prestabilito ed obbligato)

La barca si è rivelata un "accelleratore psico-sociale". Fare Vela ha permesso il potenziamento delle abilità psicomotorie: l'equilibrio, la coordinazione, l'orientamento spazio temporale, il miglioramento di abilità quali la percezione, l'attenzione, la concentrazione, indispensabili per il soggetto non vedente, oltre a contribuire al riconoscimento ed al controllo delle proprie emozioni.
Mission del Progetto Velaterapia: la Vela è terapeutica?
La Vela non solo è terapeutica ma è:
abilitante, riabilitante, socializzante, integrativa, motivante, agisce sull'autostima, sul senso di autonomia e dell'orientamento e tutto ciò prescinde da una risposta scientifica e razionale.
Conclusioni esperenziali:
Ho chiesto ad ognuno dei partecipanti non vedenti:
" Cosa porti a casa?....qual'è la parola o l'emozione che associ alla Vela?"
Ognuno ha riferito parole tipo: divertimento, sfida,
Silvietta ottimo timoniere ha sottolineato l'importanza dell'essere vincenti e competitivi, Andrea il podista parlato di modestia che non deve mai abbandonare anche i più bravi.
Loredana parla di integrazione e non di sport per non vedenti che aggiungono altra diversità.
Ho avuto difficoltà a scrivere questo Report perché l'emozione era così intangibile ed astratta da renderne impossibile la trasformazione in lettere nero su bianco.
Come persona e non come Sociologa porto a casa i regali che ognuno dei ragazzi mi ha fatto sotto forma di gesto, sorriso, premura, semplicità, curiosità. Porto con me l'inaspettata ironia ed autoironia dei non vedenti che funge loro da agente sdrammatizzante.
"...Grazie ragazzi per avermi fatto vedere cose nuove…
ciò che porto a casa dell'intera esperienza di Vela è la serenità
che ho letto nei vostri occhi…".
Non nego di averli chiusi gli occhi ogni tanto durante la navigazione, non per irriverenza ma per intuire la loro difficoltà nel discernere voci, sirene e boe sonore e ciò che per me all'inizio era un mix di suoni indefiniti, per loro è "vista".
Ancora oggi se chiudo gli occhi sento la responsabilità che dà quella mano sulla spalla di chi si fida della tua guida, sento le urla di gioia di Loredana rivolgersi a me dicendo: "Silvia abbiamo vinto !!" come ormai mi sentisse far parte della sua squadra, come se per empatia sentisse che eravamo tutti sulla stessa barca.
Come Sociologa però devo aprirli gli occhi e non posso non vedere lo scontro con un altro mondo, quello della società in cui viviamo, che ci vuole tutti belli, perfetti, abbronzati, allenati, glamour…in cui apparenza ed esteriorità equivalgono a fama e potere.


FACEBOOK…NULLA E' COME SEMBRA!!!!
E' è il social network che conta 200 milioni di iscritti; per chi non lo conoscesse, si tratta di una piazza dove gli "amici" o gruppi di amici ( tipo comitiva o muretto) si incontrano virtualmente. Si passano anche ore su questo sito ma non è proprio un navigare nel senso classico della rete, ci si scambiano opinioni, battute… per lo più non serie, rappresenta un diversivo e per ora una novità.
Facebook nato con l'obiettivo di far incontrare dopo anni gli amici di scuola, dal nome dell'annuario con le foto di tutti gli alunni dei College statunitensi, ha oggi indossato la veste di un grande forum dove si " incontrano" persone vecchie e nuove… anzi foto di persone. Ogni utente ha un muro virtuale su cui sia lui che gli amici, possono scrivere i loro commenti. Come sappiamo, l'innovazione, la tecnologia, la rete come forme di comunicazione hanno prodotto numerosi vantaggi in termini di risparmio di tempo, di velocità e scambio di informazioni, ma si tratta di una comunicazione virtuale, senza una vera emozione e o percezione. Chattando possiamo inserire tra le parole, le faccine…i cosidetti emoticon che si avvicinano al nostro stato d'animo, ma non rappresentano la nostra vera espressione, postura o mimica facciale. Paradossalmente con Facebook il corpo è il grande assente in una società come la nostra in cui il corpo deve essere sempre giovane, allenato, abbronzato e in perfetta linea. Facebook: realtà, fantasia o realtà e quotidiano? Le persone che usano Facebook per molte ore durante la giornata spesso idealizzano stili di vita, comportamenti e il rapporto amicale stesso, si dà il meglio di sé… simpatia, umorismo, frasi di canzoni e citazioni latine… persino fotografie in cui si è in vacanza, si fa sport, si ride, in cui tutti risultano belli anche coloro che non lo sono. Facebook non è realtà e ciò non deve essere dimenticato da coloro che rischiano la tecnodipendenza e neppure dai semplici fruitori. La fallacità di Facebook appare evidente dal momento dell'iscrizione quando si usa il termine amico in modo semplicistico. Le interazioni con foto di sconosciuti o quasi vengono chiamate "nuovi amici", spicca una familiarità non vera. Quando si commenta una frase di un " amico", possono intrecciarsi più persone e commentare un nostra frase anche persone che non conosciamo direttamente e ciò difficilmente accadrebbe nella vita di tutti i giorni.
Nella vita reale non vado ad inserirmi nel dialogo di un mio amico con una persona per me sconosciuta!!!
Ma c'è un lato carino: a volte le foto degli amici dei nostri amici ci diventano familiari e si attende un loro commento a qualcosa che abbiamo scritto noi! Mi è capitato di leggere i commenti a un mio wall di due persone mie amiche ma non tra di loro e molto distanti per età, professione, stile di vita, geografia… che non si sarebbero mai confrontate se non ci fosse stato questo " muro" che per una volta non divide ma unisce!!
In tempi di crisi Facebook è come prendere un aperitivo economico con gli amici in un pub virtuale!!! Ma che questa resti solo una battuta, non dequalifichiamo l'importanza di guardare negli occhi un amico e capire da ciò il suo stato d'animo. Quando si chatta su Facebook, si commentano citazioni, si iniziano incontri verbali, manca però in questa comunicazione il contatto, il tono di voce, l'espressione, gli odori…
Tutti cercano di mostrarsi gradevoli e dare il meglio di sé, sono tutti filosofi o latinisti!!!
Nessuno mai inizia la giornata scrivendo sulla sua bacheca… oggi vi odio tutti!!! Sono tirchio e cattivo!! Perché tanti si iscrivono a Facebook?? Possiamo dire che ora è una moda, ma la ragione iniziale è un senso di solitudine e il fatto di avere 200 o 500 amici dà l'illusione di non essere soli. Gli amici ci cercano e controllano e noi possiamo controllare loro. C'è anche una voglia di apparire e indagare sull'altro ma il paradosso è che su Facebook ci mostriamo ma nessuno ci guarda! Il rischio con Facebook come per tutte le net-dipendenze è di avere a lungo andare sintomi di onnipotenza, c'è l' alternarsi tra un mondo concreto da cui si vuol sfuggire e uno virtuale e ciò può portare a conflittualità psicopatologiche o a crisi di insoddisfazione. Quest anno ho inserito Facebook nel programma delle mie lezioni di Counseling della salute e Psicologia Sociale, l'argomento ha riscosso successo, gli studenti avrebbero parlato per ore delle sensazioni e delle notizie che può dare un sito mondiale che spazia in tanti campi. Facebook è sociologia attiva!! Psicologi, Sociologi e Counselor possono trovare terreno fertile per lo studio e l'osservazione, infatti come operatori e facilitatori della comunicazione e delle problematiche psico-sociali possono studiare gli effetti, i comportamenti, gli stili di vita che FB propone trasversalmente in ogni fascia di età e target. Su FB gli amici sono di tutte le età, su FB non si ha età, sono tutti giovani, FB è pieno di ex vitelloni oggi Peter Pan!!! Facebook e le sue tante facce: spia, controllo, risata, immagine…
FB come il GF!!!! Ci dà visibilità e quindi appaga il narcisismo, il bisogno di mostrarsi e di essere apprezzati, di diventare famosi. Per alcuni è l'unico modo per sentirsi egregio nel senso di ex-gregem. C'è un narcisistico piacere nel fatto che tutti possono guardare foto della nostra festa o immagini scattate con ragazze viste una sola volta ma di cui con un semplice Tag si conosce nome e cognome nel pieno rispetto della privacy!!!
Giocare e Socializzare, è questo lo scopo di Facebook anche se, in maniera latente ci sono altri motivi ludici come raggiungere il numero mille o avere solo donne tra le amiche.
Molti con Facebook pubblicizzano attività inserendo il proprio sito. Ottimizzare la propria professione con uno strumento così potente è sicuramente produttivo.
E' stato calcolato che in media le persone iscritte hanno circa 120 amici e le donne sono un po' più "socievoli" dei maschi nel senso che si divertono con più test, e mandano più commenti agli amici. Prima di iscrivermi a Facebook parlai con un ragazzo (al quale sembrava non mancasse nulla: bello e brillante) il quale mi disse quanto fosse confortante la sera prima di andare a dormire vedere quella bustina rossa!!! Solo una volta iscritta ho capito che si riferiva alla spia con il numero di messaggi e notifiche da leggere, quasi una segretaria virtuale ferma in basso a destra che ci avverte quando qualcuno dei nostri amici ha commentato una foto, un link... Il non trovare la bustina rossa ci può far sentire trasparenti o in ansia per l'attesa di trovarne una!! Se leggiamo tutti i commenti, foto, link, chat, botta e risposta presenti nelle home, ci si rende conto che spesso non si è detto nulla ma si è restati alzati fino all'alba!!!... Alcune volte leggiamo messaggi scherzosamente allarmanti del tipo: dove sei?... Sei sparita ? Ma accanto allo scherzo e alle battute gli italiani popolo di Facebook hanno anche espresso la loro profonda tristezza nei giorni del terremoto in Abbruzzo, dando vita ad una catena di solidarietà questa volta virtuale ma anche molto reale. Facebook è una moda, una vetrina, ma è anche divertimento, possiamo incontrare persone che ci fanno fare un sorriso in un giorno buio, FB può diventare finestra sul mondo in periodi in cui per noi proprio non va. E' carino vedere come il mondo continua a girare anche se noi stiamo fermi!!! Un amico Facebookiano …(è un neologismo!!) con cui non avremmo mai parlato perché più giovane o con interessi diversi, ci può far compagnia in una serata invernale in cui ci si sente soli. Proprio come accade nella vita quotidiana, si possono fare incontri da trascurare o incontrare persone valide. Si è detto e scritto molto sul fenomeno. Quanto durerà?? Per il momento ogni giorno ne parla ed ormai è un argomento di conversazione. Forse la più grande piazza virtuale del mondo che esiste ma nessuno sa dove sta è come l'isola che non c'è… forse Facebook è la casa di Peter Pan!! Analisi socio-psicologiche e fiabe a parte, per tornare con i piedi a terra vorrei concludere con le semplici e sagge parole che spesso scrive in bacheca Giovanni un mio amico Facebookiano (e non solo) che vive lontano da me ma che Facebook per fortuna rende vicino:…Nulla è come sembra!!! Con questa frase Giovanni sdrammatizza e ricorda a tutti noi che FB va preso come un gioco!!
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PAPERINO…UN Po' TUTTI NOI PAPERINO è UN Po' TUTTI NOI!!
Carl Bark, disegnatore e amico di Walt Disney, diede vita ad un fumetto che sarebbe diventato il cartone più amato di tutti i tempi: Donal Duck o meglio Paperino.
Sfortunato, iroso, nullafacente, svogliato, scansafatiche, collerico, invidioso, perdente e chi più ne ha più ne metta! Perché Paperino pur essendo pieno di difetti è il beniamino di tutti?
Analizziamo le sfaccettature psicologiche del papero più famoso del mondo che lo rendono amato pur non essendo un personaggio vincente.
Paolino Paperino, tanto fifone quanto coraggioso, tanto pigro quanto scatenato, sfida la vita e la affronta sempre con il sorriso sul " becco", è il personaggio in cui tutti possono identificarsi. Ci si affeziona più facilmente ad un personaggio che ci somiglia. A volte la sfortuna ci perseguita e come Paperino arriviamo sempre un minuto dopo un possibile successo. Paperino, senza il " becco" di un quattrino, con la stessa casacca marinara di 70 anni fa e una fidanzata che lo vorrebbe assennato. Paperino è la sfortuna fatta papero! Eppure vince sempre in simpatia. Paperino è sempre steso sul suo divano, ogni lavoro che intraprende è un fallimento. E' un personaggio molto vicino al nostro immaginario, la casetta a due piani con il giardino come si disegna da bambini, con due alberi e l'amata amaca, la mitica cabriolet 313 lo lascia spesso a piedi, con i difetti e pregi: pigro e avventuroso, rissoso e affettuoso, ignorante e ingegnoso, attaccabrighe e testardo, perdigiorno e con il lato più negativo: l'invidia, che rende il pennuto con il corpo a forma di pera "umano" e vicino a tutti noi. Ma c'è una sorpresa, un alter ego vincente: Paperinik, il Batman paperopolese, il vendicatore mascherato. Paperinik siamo noi quando vinciamo, quando ci sentiamo utili, quando gli altri si accorgono che valiamo, è l'eroe che giace dentro e all'occorrenza mette le ali e vola. Quindi il simpatico palmipede non è solo l'elogio della pigrizia, egli scatta quando vuole, è la dimostrazione che si può essere completi pur avendo un becco largo e l'aspetto goffo, ma anche eleganti. Lo amiamo perché in lui c'è un pezzetto del nostro modo di essere, quando vince lui, un po' vinciamo anche noi. Grazie Paperino!



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